Il torneo nel mondo del wrestling
Il torneo nel mondo del wrestling

Il torneo nel mondo del wrestling

Una scelta riproposta con costanza nel 2020

Il torneo nel mondo del wrestling è sempre stato uno strumento ampiamente funzionante e non c’è da sorprendersi di questo.

Il torneo è da sempre un qualcosa che attrae l’utente, in qualsiasi campo, basti pensare ad Akira Toriyama che per rilanciare il suo zoppicante Dragonball introdusse il torneo Tenkaichi svoltando completamente le vendite di quello che negli anni in avanti sarebbe stato il fumetto adolescenziale di riferimento di diverse generazioni di giovani lettori, giapponesi e non.

Tornando al mondo del wrestling il torneo ha sempre raffigurato una scelta intelligente, un modo per poter far brillare tutti, proponendo del buon wrestling che spesso culminava con un titolo in palio o con una prestigiosa occasione. Come dimenticare il King of the Ring della WWE, il G1 Climax della NJPW, o vari tornei per decretare campioni inaugurali come per i WWE Tag Team Championship vinti dalla non proprio affiatata coppia Angle e Benoit, o il Gold Rush Tournament per decretare il primo storico NXT Champion vinto da Seth Rollins.

Il tema del torneo è tornato d’attualità nelle ultime settimane poiché la AEW col suo Dynamite e la WWE, nei suoi settimanali NXT e SmackDown, hanno deciso di rispolverare questo strumento narrativo seppur con scelte e formule differenti.

AEW: Iron Mike

Prima in ordine cronologico la AEW ha iniziato questo torneo per l’assegnazione di un nuovo titolo: il TNT Championship.

La scelta di introdurre una nuova cintura in ballo non è stata accettata unanimemente dal pubblico, diviso tra chi sosteneva fosse troppo presto e chi invece sosteneva fosse una scelta necessaria per valorizzare il qualitativamente elevato roster della federazione di Jacksonville.

Il torneo disputato in quel di Dynamite (ad eccezione della finalissima) ha illuminato lo show, offrendo degli incontri ottimi nel corso delle settimane a seguire.

Il lato A del tabellone ha visto imporsi il padrone di casa Cody, il quale è riuscito a liberarsi prima di Shawn Spears, in debito di una sediata alla testa, e poi furbescamente anche di Darby Allin, in grado di sconfiggere nel primo turno lo Spanish God a rappresentanza dell’Inner Circle, Sammy Guevara.

L’altro lato è stato completamente dominato dall’ex NJPW Lance Archer, in grado di spazzare via prima Colt Cabana e poi soprattutto Dustin Rhodes con una violentissima punizione, accendendo la faida con l’altro finalista, in una storia ormai sempre più sul personale.

Qui resta forse l’unico errore della AEW sulla gestione: l’aver già iniziato la rivalità tra Cody e Archer già prima dell’inizio del torneo, rendendo la finale ampiamente prevedibile. Ma nel mondo del wrestling le cose prevedibili non sempre sono sbagliate, infatti la gestione del torneo resta lucida e assolutamente gradevole nonostante questa scelta.

Finale fu dunque, in quel di Double or Nothing, a un anno esatto dal primo PPV effettivamente targato AEW. Lo scontro che tutti volevamo vedere, una storia dura, in cui Cody ha sofferto, con un avversario sadico e spietato che ad uno ad uno, sotto la guida del diavolo custode Jake Roberts, ha colpito ogni persona vicina all’American Nightmare, in uno spietato mind game.

Storie così sentite e sofferte, sono sempre dell’idea che meritino il lieto fine, poi effettivamente giunto con la vittoria di un Cody per ora ben più attento e prodigo a sacrificarsi per innalzare lo status degli altri; finalmente anche Cody può vantarsi di un riconoscimento nella sua, a un anno di distanza possiamo dirlo, meravigliosa creatura.

Incoronazione avvenuta da “Iron” Mike Tyson in persona, ennesimo richiamo anni 90 di una federazione che non smette mai di strizzare l’occhio ad un certo tipo di fan.

NXT: Plata o plomo?

Più simile al G1 Climax della New Japan Pro Wrestling nella struttura, il torneo ha visto otto pesi leggeri misurarsi in scontri non ad eliminazione diretta, ma bensì suddivisi in due gironi con match a punti tra tutti i partecipanti del gruppo. I rispettivi vincitori dei due gironi si sarebbero poi sfidati per ottenere, almeno inizialmente ad interim, il Cruiserweight Championship, vista l’impossibilità del campione Jordan Devlin di difendere la cintura.

Il gruppo A, comprendente Jake Atlas, Drake Maverick, l’ex campione Cruiserweight Tony Nese e il 6 volte IWGP Junior Haevyweight Champion Kushida ha visto un sostanziale equilibrio tra i partecipanti terminato con Kushida, Maverick e Atlas a pari punti tra loro. Conseguenza naturale è stata dunque un Triple Threat Match tra i tre, con vittoria dell’ex General Manager di 205 Live.

Quest’ultimo ha portato avanti una bella narrazione all’interno del torneo: apparentemente rilasciato dalla WWE ha dovuto lottare con le unghie e con i denti, contro tutti e tutto, per tenersi stretto il lavoro dei suoi sogni. Del sogno infrangibile di Drake Maverick ne ho già avuto modo di parlare QUI e non mi ci soffermerò per questo ulteriormente.

Il gruppo B ha visto nel contempo trionfare El Hijo del Fantasma che si è imposto su Gentleman Jack Gallagher, fresco di rilascio, Isaiah Scott e il nuovo ninja Akira Tozawa.

Terminato il group stage non restava altro dunque che disputare la finale dove il sogno di Maverick è sembrato inizialmente interrompersi, vista la sconfitta, poi però bilanciata dal contratto come full time NXT superstar offerto da Triple H. Fantasma dunque si è laureato nuovo campione, turnando anche heel la settimana seguente, rivelando il suo volto precedentemente coperto da una maschera, come Santos Escobar, con tanto di due scagnozzi al seguito. La battuta viene facile, plata o plomo?

SmackDown; alcol, incidenti e finale da urlo

Il coronavirus ha impedito a Zayn di continuare un tanto atteso ma purtroppo finora non entusiasmante regno titolato. Il titolo intercontinentale andava così riassegnato e la scelta del torneo è sembrata da subito interessante. Otto partecipanti e fase ad eliminazione diretta con il nome più sorprendente sicuramente quello del nuovo acquisto da RAW: AJ Styles.

Incontri subito interessanti al primo turno con Daniel Bryan e Drew Gulak alla loro seconda lezione di tecnica, dopo Elimination Chamber, terminata ancora con la vittoria dell’American Dragon; Jeff Hardy e Sheamus in evidente antipatia l’uno con l’altro, con vittoria del Charismatic Enigma; rematch di WrestleMania tra un sempre più dimenticabile e dimenticato King Corbin e Elias, terminato ancora una volta con la vittoria del musicista e infine un sempre affascinante AJ-Nakamura, seppur ancora una volta non siano riusciti ad emulare quanto fatto al Tokyo Dome, match da cui però il Phenomenal One è uscito trionfante.

Semifinali che partono nel caos del Kick off di SmackDown, dove Elias, sempre più simile a Kenny di South Park, viene trovato steso dopo esser stato investito, con i sospetti che ricadono immediatamente su Jeff Hardy, il quale viene immediatamente arrestato.

AJ Styles si prende la vittoria a tavolino in mancanza del suo avversario ma Daniel ha voglia di meritarsi la finale: viene indetta così una battle royal il cui vincitore avrebbe affrontato Bryan nel main event. Vittoria ottenuta da Sheamus che perderà più tardi in serata contro il leader dello YES-Movement.

La finale dei sogni è servita, tra buoni incontri e scelte di cattivo gusto decisamente evitabili. L’incontro finale è, a livello di match televisivo WWE, un autentico gioiello, tanto da sfiorare le 5 stelle di Meltzer. Il giusto modo di chiudere un torneo, diviso tra alcol, incidenti e una finale da urlo, anche se il rammarico di non averla vista completa, senza pause pubblicitarie, resta.

Il tema del torneo dunque anche in questo 2020 è stato protagonista nelle due principali federazioni americane, ma anche attraversando l’oceano fino ad arrivare nella Terra del Sol-Levante, esso non ha mai smesso di perdere importanza in questi anni. La NJPW ha deciso di ripartire proprio con la New Japan Cup, torneo ad eliminazione diretta che assegnerà l’opportunità di sfidare Tetsuya Naito per entrambi gli allori in suo possesso, l’IWGP Haevyweight e IWGP Intercontinental Championship.

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