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Pipebomb

PIPEBOMB #17: LA MORTE DELL'UNDERDOG

Pasquale Rosario Iazzetta
Ultima modifica: 21 Dicembre 2018 13:00
Pasquale Rosario Iazzetta
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7 Min di lettura
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L’underdog: un babyface chiacchierato e rappresentativo. La WWE ha rinunciato a puntarci per inadeguatezza o per necessità? Scopriamolo con questa pipe bomb!

La figura dell’underdog

6 Aprile 2014, Wrestlemania 30: Daniel Bryan diventa campione. È questo il momento più alto raggiunto da un babyface underdog. L’underdog è tanto affascinante quanto difficile da bookare. Creare un personaggio debole all’apparenza, ma dalle grandi potenzialità, pronto ad esplodere, merita un sapiente lavoro a lungo termine per non mitigarne la credibilità. Esso subisce sconfitte e soprusi e riesce ad emergere comunque sulle difficoltà dieci volte più grandi di lui: quanti di noi ci immedesimiamo in questa storia e sogniamo sopratutto la redenzione? Ed è questo il motivo per cui lo Yes Movement ha avuto così tanto successo.
Analizziamo alcune figure recenti di underdog made in WWE che per vari motivi sono fallite:

Sami Zayn (2013-2017)

The underdog from underground. Il match con Neville di Takeover Revolution è un esempio poetico di cosa sia la consacrazione dell’underdog. Una volta arrivato nel main roster questo underdog si è trasformato semplicemente in un frustrato. Sami Zayn ha il look, le abilità tecniche e le capacità psicologiche di incarnare alla perfezione l’underdog. Nonostante il grande impatto che ha avuto e ha ancora sul pubblico, nel main roster non ci hanno creduto abbastanza in un Daniel Bryan 2.0. La sua gestione iniziale poteva far sperare in qualcosa di diverso, ma hanno preferito la strada della frustrazione con il turn heel di Hell in a Cell 2017. Un turn che ho sicuramente gradito che ha portato comunque un personaggio fresh, ma l’amarezza di ciò che il fu El Generico avrebbe potuto rappresentare da face rimane.

Roderick Strong (2016-2018)

Subito lanciato con una figura di underdog un po’ atipica, anche forte del suo stile di lotta esplosivo. Strong ha incarnato con ottimi risultati l’underdog nella sua faida, forse dimenticata, con Bobby Roode, con tanto di moglie al seguito. Strong ha carenze interpretative, date la sua voce nasale e la sua non eccezionale espressività. Non è da condannare il suo turn in quel di New Orleans, infatti nell’Undisputed Era, forte di chi lo supporta, gli basta semplicemente fare faville in ring, cosa in cui è tra i primi al mondo.

Cosa troverai
  • L’underdog: un babyface chiacchierato e rappresentativo. La WWE ha rinunciato a puntarci per inadeguatezza o per necessità? Scopriamolo con questa pipe bomb!
  • La figura dell’underdog
  • Sami Zayn (2013-2017)
  • Roderick Strong (2016-2018)
  • Johnny Gargano (2017-2018)
  • Daniel Bryan (2018)
  • L’underdog è morto. Le cause

Johnny Gargano (2017-2018)

Con Johnny Wrestling il discorso è molto simile a quello fatto con Sami Zayn. Gargano ha tutto per potere spaccare da underdog, dal look alla credibilità. A differenza di Sami Zayn, che ha visto barlumi di speranza con sporadiche vittorie, non ci hanno mai puntato neanche lontanamente in quella direzione. La sua figura più che quella dell’underdog si è reputata quella del perdente, caduto persino nel ridicolo con un booking che l’ha fatto sembrare stupido. Averlo turnato addirittura ad NXT, senza poter tastare la reazione del grande pubblico, che l’ha addirittura acclamato nel main event di Wrestlemania 34, è sintomo di come la WWE non ci punti ormai più in figure del genere. Che sia un grande peccato non c’è bisogno di dirvelo.

Daniel Bryan (2018)

Fight for your dream and your dream will fight for you. Il ritorno di Daniel Bryan è stato consacrato con un discorso molto toccante sintetizzabile con questa frase. Il fatto che lui abbia sconfitto un grave problema fisico era vendibile alla perfezione come una vittoria da underdog, gimmick che l’ha reso in pratica famoso in WWE. Dopo la faida con Miz, invece, si è preferito andare su un’altra strada: un heel vegano/ecologista in un arco narrativo in cui c’entrava veramente poco con un turn avvenuto in modo anticlimatico. In fondo l’underdog si era già consacrato qualche anno prima, forse riproporre lo stesso personaggio sarebbe potuto essere rischioso, ma è stato giusto cancellare tutto così?

L’underdog è morto. Le cause

La WWE ha palesemente difficoltà nel bookare i babyface di qualsiasi tipologia. I tanti turn heel nel 2018 ci rappresentano alla perfezione questo trend. Il pubblico tende a divinizzare spesso e volentieri gli heel, sopratutto i cool heel, a volte rifiutando i babyface, che cadono nel bambinesco e nel banale spesso e volentieri. Una federazione per salvaguardare la propria narrativa dovrebbe andare oltre questa tendenza creando dei face inattaccabili, un po’ come AJ Styles e Seth Rollins. L’underdog ha bisogno di un booking sapiente e a lungo termine, che la WWE non riesce ad offrire principalmente perché le sue scelte non sono assolutamente ponderate, anzi, basti guardare la scellerata gestione di Raw degli ultimi tempi. La WWE preferisce trasmettere dominanza piuttosto che redenzione: in un mondo in cui dominano i big men bookare un underdog è molto più difficile. La causa del decesso è principalmente la pigrizia, secondo me, perché Johnny Gargano e Sami Zayn avevano tutto per poter essere i prossimi Daniel Bryan. Il wrestling è un prodotto leggero, che cade spesso nel trash: sicuramente non ci aspettiamo i contenuti di un colossal. Però la redenzione dell’underdog è una di quelle favole che il wrestling può e deve raccontare ai suoi spettatori. Il wrestling è fatto di cicli, ma l’underdog è una figura che va oltre i tempi.
Cara WWE svegliati e pensaci bene, che hai tanti potenziali underdog da poter regalare al pubblico, basti guardare la reazione alla vittoria di Mustafa Ali nell’ultima puntata di Smackdown.
” In anybody else’s hands, this is just a microphone, in my hands, it’s a PIPEBOMB “


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DiPasquale Rosario Iazzetta
25 anni, dottore in Economia e Commercio e studente del master in Antitrust e Regolazione dei Mercati. Editorialista per The Shield of Wrestling: scrive articoli di opinione, si occupa di Pipebomb e delle preview degli eventi della WWE e di Impact. Ha iniziato a guardare wrestling quando Smackdown veniva trasmesso in seconda serata su Italia 1. Admin del gruppo Facebook WHAT A MATCH, segue WWE, Impact e AEW. E' convinto che non esistano tipologie di wrestling migliori o peggiori di altre, ma che ce ne siano per ogni gusto. Tra le altre cose è un arbitro di calcio e un attivista politico.
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