The Undertaker: The Last Ride
The Undertaker: The Last Ride

The Undertaker: The Last Ride

L’incredibile viaggio di una delle icone del wrestling

The Undertaker: The Last Ride, all’interno del nuovo documentario che ci ha condotto ad un annuncio assolutamente inaspettato. A sorprendere non è stato l’annuncio in sé ma la modalità con cui è avvenuto, che ci ha lasciati completamente incapaci di reagire.

Resta dunque una sola cosa da fare, dopo aver letto l’annuncio, riflettere su cosa è stato e cosa ha rappresentato il Phenom per noi fan di wrestling, ripercorrendo brevemente la sua trentennale carriera, con un occhio di riguardo alla sua impareggiabile streak di WrestleMania e sui momenti sprecati per un possibile ritiro perfetto.

30 anni ineguagliabili

In questo inspiegabile 2020 siamo entrati nel trentesimo anno di carriera (in WWE) del becchino; fu proprio nel 1990, al ppv Survivor Series, a fare il suo debutto televisivo per la federazione di Stamford: introdotto da Ted DiBiase si rivelò essere l’ultimo membro del suo team nel tradizionale incontro ad eliminazione, arrivando a dominare il match.

Affiancato da Paul Bearer, in un’epoca dominata dalle macchiette, dai personaggi e dalle gimmick, il ruolo del becchino, con tanto di poteri soprannaturali, sembrò essergli cucito addosso.

L’incredibile successo lo portò, appena un anno dopo, a strappare il titolo WWF dalle mani di Hulk Hogan, in una missione che per i tempi era sempre problematica. Il regnò durò però pochi giorni e il becchino nei mesi a seguire fu lontano dall’alloro.

Gli anni passarono portando il Deadman a misurarsi con diversi atleti dell’epoca e contemporaneamente innovando la sua gimmick verso un lato ancor più sovrannaturale.

Il mondo del wrestling stava cambiando, abbandonando il rigido schematismo legato a personaggi caricaturali, avviandosi ad una nuova fase, più trasgressiva, più esagerata, più politicamente scorretta, nota ai più come l’Attitude Era.

The Undertaker dovette adattarsi al nuovo trend che la federazione dei McMahon aveva assunto per sopravvivere alla guerra con la nemica WCW, nacque così il Lord of Darkness. Celebri di quegli anni restano gli scontri col fratello Kane, i primi Hell in a Cell Match, nel meraviglioso incontro con Shawn Micheals prima e nel brutale sacrificio di Mankind poi.

Il 1998 segnò lo sviluppo esasperato, figlio del periodo, del suo personaggio ossia il Ministry of Darkness, una sorta di sacerdote devoto al male, dominato da un potere superiore. The Undertaker si mise così a capo di un gruppo di suoi seguaci e riuscì anche a diventare campione WWF per la terza volta in carriera. Il suo personaggio toccò vette assurde e esagerate, come il tentativo di matrimonio con Stephanie McMahon, non proprio una cerimonia da principessa.

A dieci anni dal suo debutto, di ritorno da un infortunio, ci fu il cambio più drastico della sua carriera: il becchino abbandonò i suoi classici panni per mettersi alla guida di una moto diventando l’American Badass.

I soli quattro anni di carriera in questo ruolo sono impressi nell’immaginario di molti e portarono Taker alla conquista del suo quarto titolo mondiale. Il 2003 si chiuse con Kane che lo seppellì vivo a Survivor Series ma questo permise non solo al biker di riposarsi e curare i malanni ma di riflettere ulteriormente sul suo personaggio: il tutto culminò col ritorno della gimmick del becchino che portò i due fratelli a collidere a WrestleMania XX.

Il Deadman in quelli anni divenne uno dei capisaldi di SmackDown, un vero leader dello spogliatoio blu.

Gli ultimi anni ad altissimi livelli full time lo videro impegnato alla caccia plurima del World Haevyweight Championship. La conquista della Royal Rumble nel 2007 gli aprì la strada verso il match con Batista, che il Deadman non mancò di vincere. Bissò il successo l’anno dopo contro Edge conquistando ancora la gloriosa cintura. Il terzo successo arrivò nel 2009 contro CM Punk, titolo poi perso ad Elimination Chamber 2010, per causa di Shawn Micheals.

End of an Era

Menzione a parte merita lo sviluppo dei quattro anni, tra il 2009 e il 2012, che videro il Phenom impegnato in quattro differenti incontri a WrestleMania due volte con Shawn Michaels e due volte con Triple H.

Nel meraviglioso 4,75 Stars Match di WrestleMania 25 il Deadman sconfisse Shawn che, desideroso di vendetta, costrinse il becchino ad accettare la rivincita mettendo sul piatto la sua carriera: The Undertaker vinse ancora costringendo HBK a ritirarsi.

L’anno successivo, dopo un periodo di pausa, il Phenom tornò per misurarsi contro Triple H, vincendo la battaglia allo Showcase degli immortali ma uscendo dal ring non sulle sue gambe.

Uno smacco all’onore del becchino che riuscì a convincere un inizialmente riluttante Hunter ad acconsentire al rematch all’interno della struttura che maggiormente aveva reso grandi i due, l’Hell in a Cell.

L’inserimento di Shawn nell’incontro, come arbitro speciale, rese il tutto ancor più drammatico e incerto, ma si concluse con la vittoria dell’Undertaker, e col conseguente abbraccio sullo stage tra le tre icone: la fine di un’era.

The Streak

Quando si parla del Phenom è impossibile scinderlo dal binomio con la sua Streak di vittorie a WrestleMania.

Nata o forse dal caso di essersi accorti più in la del suo record di imbattibilità al Grandaddy of them All, oppure da un ragionamento ponderato e esageratamente lungimirante, quel che è certo è che la WWE ha sempre avuto grande fiducia in lui.

Non tutti gli incontri della Streak sono epici, non tutti sono capolavori ma ogni incontro ha il suo posto nella storia. Tremendi i match con Giant Gonzalez, Big Boss Man o l’handicap match con Big Show ed A-Train. Iconici, in due momenti distinti, i match col fratellastro Kane mentre ottimi incontri sono quelli con Edge, Orton, Batista, CM Punk fino agli stellari ed epocali match della già citata End of an Era.

Ma una domanda continuava a tormentare i fan, The Undertaker si sarebbe ritirato da imbattuto a WrestleMania?

La parziale risposta a questa domanda arrivò nella trentesima edizione, dove Brock Lesnar sconfisse il becchino diventando il primo uomo ad aver battuto The Undertaker allo Showcase of the Immortals, fermando la striscia a 21 successi consecutivi.

Gli ultimi anni e le occasioni per il ritiro

La fine della carriera full time del Phenom lo portò ad apparire quasi esclusivamente a WrestleMania.

L’abbraccio sulla rampa dopo il leggendario Hell in a Cell Match contro Triple H sembrò essere un momento perfetto per abbandonare la sua carriera, ma questa occasione non venne sfruttata.

Ormai The Undertaker era un tutt’uno con la sua Streak e quando Lesnar gliela portò via sembrò davvero la fine della sua immensa carriera.

Ma Taker continuò, affrontando e sconfiggendo Shane McMahon in un Hell in a Cell Match a WrestleMania 32. L’edizione dell’anno dopo lo vide impegnato contro il nuovo asso della WWE, Roman Reings, che sconfisse il Deadman, il quale, in una delle immagini più forti, ma allo stesso tempo a posteriori inutili, della storia della WWE ripose cappello, cappotto e guanti al centro del ring in una vera e propria svestizione dei panni del personaggio: Entrò nel ring come The Undertaker ed uscì come Mark Calaway, in un finale perfetto.

Ma la federazione ha voluto ancora insistere e capitalizzare nonostante le comprensibili condizioni fisiche precarie dovute dall’età.

Gli ultimi sussurri restano gli inutili match costruiti per milioni arabi, l’incontro con John Cena (WrestleMania 34), e il tanto discusso Boneyard Match, primo incontro cinematografico offerto dalla WWE, contro AJ Styles, che ha chiuso la prima notte della trentaseiesima edizione del Grandaddy of them All, in quello che ad oggi sembra essere l’ultimo squillo nella sua ultra trentennale carriera.

Cosa ha rappresentato The Undertaker?

Arriviamo alla domanda più difficile, cosa ha rappresentato per noi The Undertaker?

Sicuramente è una delle persone che da piccoli ci ha fatto avvicinare a questo mondo, lo abbiamo imitato nelle pose, provando a rigirare gli occhi, o provando ad emulare i suoi gesti tipici. Siamo cresciuti con lui, mentre lui invecchiava, ma nonostante tutto ancora continuava a darci un brivido ogni volta che un rintocco si sentiva nell’arena.

Ci siamo sorpresi quando lo abbiamo visto perdere contro Lesnar, abbiamo pianto quando abbandonò le sue vesti sul ring e abbiamo odiato la WWE quando lo abbiamo visto umiliarsi con prestazioni al limite dell’imbarazzante come con Goldberg.

Ma nonostante tutto, fa parte di noi, fa parte di chi segue il wrestling in tutte le sue forme, di chi segue solo la WWE, di chi ormai non lo segue più ma conserva gelosamente il suo giocattolo nell’armadio e di tanti padri e madri che lo avranno visto come l’idolo dei figli.

The Undertaker è e sarà sempre parte dei nostri ricordi e citando il nostro direttore Yuri Martinelli: “non riesci a capire quanto bella ed intensa è la strada fin quando non giunge la fine del viaggio.”

Grazie Mark, grazie davvero.

“Ho deciso, questa volta il cowboy se ne va davvero. Non c’è più niente per me da conquistare e raggiungere, il wrestling è cambiato. È il momento per i nuovi ragazzi per splendere. Mi sembra il momento perfetto.”

 

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